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Il dott. arch. Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia è nato a Milano il 17 giugno 1955. Ha conseguito il diploma di maturità scientifica nel 1973 presso l’Istituto Filippin di Paderno del Grappa (Tv), iscrivendosi poi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Dopo due anni e diversi esami decise di seguire le sue naturali inclinazioni iscrivendosi alla facoltà di Lettere con indirizzo in storia dell’arte. Trasferitosi per motivi di lavoro a Treviso si laureò all’Università di Venezia nel 1979 con voto finale di 110 e lode presentando una tesi inerente la decorazione esterna in affresco delle ville venete (relatore prof. Terisio Pignatti).

Fin dagli anni giovanili i suoi interessi hanno sempre spaziato in diversi ambiti.

E’ stato consigliere di Italia Nostra a Treviso negli anni 1978-81, occupandosi di problematiche inerenti la salvaguardia dei beni culturali. Interessato alle questioni inerenti la gestione dell’impresa agricola è stato consigliere dell’Unione Agricoltori della provincia di Treviso dal 1976 al 1980. Ha frequentato nel 1987-’88 il corso di Architettura del Paesaggio presso il Politecnico di Milano. Dal 1988 al 1996 è stato presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane- sezione Veneto.

Dal 1988 al 1981 è stato membro della commissione edilizia del comune di Preganziol e in qualità di esperto ambientale della commissione edilizia del comune di Silea. Iscrittosi alla facoltà di architettura di Venezia ha seguito gli studi lavorando contemporaneamente in campo architettonico, aprendo uno studio di consulenza al restauro a Treviso nel 1980 e laureandosi nel 1995 con una tesi di progettazione in architettura dei giardini delle ville venete con voto finale di 105/110. Superato l’esame di stato nel 1996, è iscritto all’ordine degli architetti della provincia di Treviso.

Socio del Rotary Club Treviso Nord dal 1998 ne è stato presidente nell’anno 2003-2004. E’ stato consigliere d’amministrazione dell’Istituto Regionale Ville Venete dal 1997 al 1999. Esercita la professione di architetto nel suo studio a Lanzago di Silea (TV) ed ha curato molteplici interventi di restauro sia in Italia che all’estero, in particolare su immobili di interesse monumentale occupandosi della progettazione e della direzione lavori. Tutti gli interventi sono stati realizzati nello spirito di mantenere il sapore dei tempi antichi e nel rispetto del monumento anche attraverso la ricerca di nuove destinazioni più vicine alle attuali esigenze. Fra questi interventi spiccano alcuni interventi di restauro come quelli di palazzo Tomitano del sec. XVI ad Oderzo, palazzo Tommasini a Treviso, dell’ex Abbazia Benedettina di S.Maria del Pero a Monastier (TV), di Villa della Torre a Morsano al Tagliamento (PN) oggi albergo e centro congressi, di villa Contarini Nenzi destinata parte a centro congressi ed albergo a 5 stelle e parte ad uso residenziale e di Ca’ Rubini a Merlana di Trivignano Udinese come centro congressi. In seguito agli eventi sismici in Emilia del 2012 ha eseguito a San Felice Sul Panaro (MO) e a Carpi (MO) diversi interventi di recupero di fabbricati antichi sperimentando tecniche non invasive. E’ membro dal 1990 dell’AIAPP, associazione italiana per l’architettura del paesaggio.

Ha svolto in diverse occasioni la funzione di correlatore a tesi di laurea in architettura sia di indirizzo storico che progettuale, rimanendo così in contatto continuo con il mondo universitario.

Negli anni 1978-86 ha eseguito la catalogazione sistematica con riprese fotografiche, rilievi e indagini storico artistiche e di archivio delle Ville Venete della provincia di Treviso che doveva perfezionarsi in una pubblicazione della collana “Ville d’Italia” della casa editrice Rusconi.

Molte sue realizzazioni sono state pubblicate in riviste specializzate del settore architettonico come “Abitare”, “Ville e giardini”, “Casa viva”, “La mia casa”, “Idees e ià to spiti”, “Casa Vogue Grecia”.

Ha ideato per la ditta Old Floor disegni per parquet intarsiati che poi sono entrati in produzione.

Ha scritto nel 1986 la parte riguardante l’architettura delle ville nel libro “Treviso – Guida di una provincia” e ha collaborato con diversi articoli alla rivista “I quaderni del Sile”.

Per la rivista “Dimore e giardini storici visitabili in Italia” ha curato tutte le schede relative al Veneto.

Ha tenuto diverse conferenze in Italia e all’estero in particolare ad Atene, Istanbul e Ankara su problematiche inerenti la conoscenza e la conservazione dei beni culturali, gli interventi di restauro, la progettazione e conservazione del verde e del paesaggio.

In particolare ha approfondito con vari interventi anche pubblici la problematica giuridica sulla difesa e sul recupero dei beni sottoposti a tutela, partecipando anche alla discussione sulla legislazione vigente in Italia. Ha tenuto un corso sulla tutela giuridica dei Beni Culturali all’Università di Architettura di Venezia al corso di diritto urbanistico e diritto amministrativo col docente prof. Gianfranco Perulli.

Dal 2010 all'aprile 2016 è stato Ricevitore (Ministro delle Finanze) del Gran Priorato di Lombardia e Venezia del Sovrano Militare Ordine di Malta di cui è Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione in Obbedienza.

E' membro dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino.

Scrive e legge correntemente in francese, ha buona conoscenza dell’inglese e alcune nozioni di greco moderno.

Nell’attività professionale si è fondamentalmente indirizzato verso tre settori:

- il settore storico artistico dove ha approfondito lo studio della storia ed evoluzione del fenomeno della villa in Italia dal Quattrocento al Novecento;

- il restauro architettonico dove ha ideato e sperimentato varie tecnologie conservative non invasive, seguendo con particolare attenzione lo studio preliminare all’intervento comprensivo di indagini di archivio, i sondaggi e la conservazione dei vari apparati decorativi e architettonici degli edifici, nonché le problematiche inerenti i dissesti statico strutturali;

- l’architettura dei giardini e del paesaggio dove studi storici riguardanti l’evoluzione dell’architettura del verde dal Quattrocento ad oggi, nonché approfonditi studi botanici sono stati sviluppati molti progetti realizzati dove l’elemento vegetale unito all’elemento architettonico diventa un complemento alla struttura edificata ed un elemento di collegamento con il paesaggio.

Mi è stato chiesto di scrivere qualche idea sulla mia professione. Cercherò di dare alcuni spunti di riflessione sperando che questi possano aiutare a capire non solo tanti anni di lavoro ma anche quello che penso veramente.
 
Proviamo a partire dal perché ho scelto il restauro come mio campo principale di attività.
Indubbiamente sono stato influenzato dalla mia passione per l’arte, per tutto ciò che di bello ci circonda, dal fascino della creazione artistica, dall’intima gioia nel comprendere in qualunque artista, anche minore, l’attimo del momento creativo, quello in cui egli si è divertito creando qualcosa di meravigliosamente nuovo e particolare.
 
L’architettura è un’arte tridimensionale, come la scultura. Non è infatti un caso che molti scultori siano stati anche architetti, e viceversa. Spesso la terza dimensione è da molti dimenticata ma è ciò che dà il senso intrinseco all’arte. Quando vedo un edificio per la prima volta, o me lo immagino, lo vedo già finito come se fosse realizzato ed è lì che uno può accorgersi magari dell’errore e correggerlo: senza immaginazione non si può creare nulla di nuovo. L’errore ci accompagna in ogni situazione della vita, l’importante è accorgersene, ridurre gli effetti e semmai avere il coraggio di ricominciare tutto da capo.
 
Certo la gioia di scoprire e conoscere cose nuove è sempre stata unita al senso di continuità; ad esempio un casa antica ha avuto nel tempo aggiunte, migliorie, modifiche, belle o meno belle, ma comunque create con amore da chi ha vissuto fra quelle pareti. Ecco, credo che questa sia la differenza tra un’architettura moderna ed una antica: la sovrapposizione e la forza dell’amore e del pensiero che hanno creato i diversi momenti storici ed artistici.
Ogni persona che ha vissuto una casa, in questa ha pensato, ha amato, è magari morta, ma le cose che ha realizzato sono rimaste o visibili o celate sotto i diversi rifacimenti o, come si dice, stratificazioni.
 
Quando queste vengono riscoperte, grazie all’intuizione giusta del progettista, questo diventa un momento di grande gioia e soddisfazione che oltre a valorizzare l’edificio su cui si interviene aiuta a creare un collegamento, direi un legame sentimentale, tra quanto ritrovato ed il nuovo proprietario che, spesso ho visto, non solo ovviamente apprezza ma si entusiasma delle scoperte, che diventano un qualcosa di proprio che unisce ancora di più la persona alla casa.
 
Quanto è importante in questo mestiere la psicologia e i sentimenti che uniscono l’uomo o la donna alla casa sono molteplici e spesso non facili da comprendere specie in tutte le differenti sfumature.
Inoltre, quando si fa un progetto e si seguono poi i lavori, si entra anche non volendo nell’intimità delle persone, nei loro equilibri e nelle loro paure, soprattutto di quello che non conoscono. Qui subentra allora il lavoro difficile della mediazione, della comprensione e della spiegazione mai disgiunta da una certa fermezza nell’impedire la realizzazione di idee magari strampalate.
 
Il lunedì non bisogna mai farsi trovare in studio perché è il momento in cui il cliente comunica le idee più assurde viste con parenti, amici e quant’altro durante il week-end; martedì le cose si stemperano si dimenticano, per fortuna dell’architetto.
 
Già, chissà perché nessuno si sogna di indicare ad un medico il numero del bisturi con cui operare, ma la casa, è idea diffusa, la possono fare tutti!!
Ovviamente questo non è vero. Una casa qualunque essa sia, nuova od antica, è composta da tante parti e “pezzi” che devono essere in armonia tra loro. Si pensi ad esempio alle proporzioni e alle regole che per secoli hanno dettato le forme degli edifici. Oggi le abbiamo perse e sostituite con qualche farraginoso e stupido regolamento edilizio.
 
Ma come mai, ci si può chiedere, un piccolo e banale edificio in cima ad una montagna è “bello” pur nella sua semplicità ed altre case a noi vicine non lo sono?
Forse il segreto sta paradossalmente nella continuità: quella casetta in cima alla montagna è stata disegnata da qualcuno che seguiva ciò che era stato fatto anche secoli prima, magari aggiungendo o togliendo qualcosa ma sempre seguendo un’ “evoluzione culturale” di ciò che era stato pensato durante le esperienze precedenti. E di ciò, osservando tutte le arti, nessuna esclusa, si può trovare la conferma.
 
Oggi questo legame si è interrotto, sostituito dalla ricerca della presunta razionalità degli spazi e si è perso il senso della ricerca del bello prima di tutto perché è uno spreco di tempo e poi perché metterebbe sempre in discussione la persona che si pone in questo tipo di atteggiamento e ciò in una società che guarda al mito della vincita e della sopraffazione è palesemente contraddittorio.
Mi chiedo come si possa fare l’architetto, anche progettando nuovi edifici, se non si conosce profondamente tutto ciò che l’uomo ha creato nei secoli. Non si rischia forse di creare banalità o ripetizioni fuori dal tempo?
 
A volte mi rendo conto di avere un’attenzione quasi maniacale per i particolari, ma spesso non sono anche questi che ci aiutano a valutare un lavoro nella sua completezza e nella sua armonia?
Nonostante ciò che si legge, spesso in un restauro, ma non solo in questo, si fa una scelta fondamentalmente estetica. Per esempio si decide di valorizzare un bellissimo soffitto liberty e mantenere nascosti i travi del Cinquecento.
 
Potrei fare decine di esempi di situazioni in cui mi è capitato di dover scegliere e decidere sempre con un’attenzione ed un rispetto dell’edificio e del suo contenuto.
In fondo bisogna anche dire che il miglior restauro, a mio avviso, è quello che non si vede o si vede poco, e mantiene il sapore e le caratteristiche della casa. Questo dovrebbe essere sempre, per l’architetto contemporaneo, una prova di umiltà.
 
Una delle favole più amene è quella che dice che un intervento del genere non è quantificabile in termini economici. Ciò è vero quando mancano il metodo e le necessarie indagini, insomma la professionalità: un edificio antico è come un libro aperto, bisogna saperlo leggere.
Solo dopo aver eseguito i sondaggi sia strutturali che artistici, aver realizzato un rilievo tecnicamente perfetto, aver eseguito ricerche storiche, aver letto e perso tempo anche in loco a comprendere e leggere l’edificio e le sue modifiche, si può tentare di fare un buon progetto.
 
Un progetto di restauro è spesso più difficile di una nuova progettazione perché ha una serie di limitazioni notevoli dovute sia a ciò che esiste che a ciò che per ragioni storico-artistiche è immodificabile.
 
Ciò richiede, però, alcune premesse fondamentali:
• il tempo da dedicare (quante volte si è chiamati in cantiere per risolvere immediatamente dei problemi);
• la voglia e l’entusiasmo;
• l’amore ed il rispetto per queste cose;
• l’umiltà di ammettere “sto sbagliando” e quindi di ricominciare tutto da capo.
 
Quanto sono conservatore nei restauri tanto mi sento moderno nei giardini. Qui mi affascina il collegamento e l’inserimento dell’edificio nella natura, la forma architettonica ed il “volume” degli alberi ed il loro divenire dato dalla crescita e dai fatti naturali.
 
Amo molto i giochi d’acqua, le fontane, tutto ciò che crea movimento, vita, amore.
Ad essere sincero preferisco a volte le forme geometriche a quelle libere. Ho una particolare passione per i labirinti, anche e soprattutto per l’aspetto simbolico che sottendono. E questo del simbolismo è un concetto che mi ha sempre affascinato sia in storia dell’arte che in architettura.
 
Se dovessi pensare a ciò che più mi affascina in questo mestiere, a volte davvero difficile, mi vengono in mente le seguenti cose:
• la novità e gli stimoli che ne derivano;
• la ricerca ed il mettersi sempre in discussione;
• il fatto di poter essere quotidianamente a contatto con delle cose bellissime (il che ripaga a volte della stupidità delle carte, della burocrazia e soprattutto dei burocrati);
• l’umanità ed il rapporto con le diverse persone che lavorano secondo le tue disposizioni per raggiungere assieme un buon lavoro;
• la gioia e la soddisfazione nel creare qualcosa;
• il fatto che tu hai un’idea, ma se non hai un rapporto creativo e di rispetto con chi materialmente la realizza questa può essere solo un’idea malamente fatta, cioè inutile.

 

1. (1976), ”E se dovessi rivendere”, Bolaffi Arte Antiquariato, n. 2,

2. (1978), “Il giardino fluviale del N:H: Beregan”, Quaderni del Sile, n. 1, (maggio)

3. (1979), “La torre di Casale”,Quaderni del Sile, n. 2-3, (febbraio)

4. (1979), “Villa Corner Pisani a San Cipriano e villa Barbaro Gabbianelli a Lughignano”, Quaderni del Sile, n. 4, (giugno)

5. (1979), “Genesi ed evoluzione dell’architettura di villa nel Trevigiano”, Quaderni del Sile, n.5, (dicembre)

6. (1980), “Nel Veneto decorare a fresco dal ‘200 al ‘500”, Quaderni del Sile, n. 6, (marzo)

7. (1980), “Questa villa stona, buttiamola giù “Quaderni del Sile” n. 7, (luglio- settembre)

8. (1981), “Francesco Piazza, un artista nella natura”, Arte Triveneta, n. 13, (aprile)

9. (1986), Treviso-guida ritratto di una provincia: Le ville della marca, Treviso-Padova, Edizioni della Galleria

10. (1991), Dimore e giardini visitabili in Italia. Il Veneto, Milano, Electa

11. (1998), Introduzione, 1796-1803 vita privata e pubblica nelle province venete, Canova

12. (2001), “Le ville in Silea”, Le tre Venezie, (febbraio)

13. (2005), introduzione, in Apparenze.Opere di Alberto Bertoldi, Libreria Sovilla

14. (2006), l’amicizia con un artista, in Sfingi Celesti. Opere di Alberto Bertoldi – Tipolito Farnese

15. “La valutazione d’impatto ambientale nei beni di interesse culturale “nel libro di prossima pubblicazione - edizione Nuova Giuridica

16. (2009), Prefazione e nota biografica, in L’amico del re. Il diario di guerra inedito dell’aiutante di campo di Vittorio Emanuele III, Udine, Gaspari Editore, vol. 1

17. (2011), Prefazione e nota biografica, in L’amico del re. Il diario di guerra inedito dell’aiutante di campo di Vittorio Emanuele III, Udine, Gaspari Editore, vol. 2

18. (2012), Prefazione e nota biografica, in L’amico del re. Il diario di guerra inedito dell’aiutante di campo di Vittorio Emanuele III, Udine, Gaspari Editore, vol. 3

19. (2018), Prefazione e biografia, in Diari di guerra. Rambaldo degli Azzoni Avogadro, Edizioni di villa Amalteo

20. (2020), Ritratti trovati nel vento del tempo, Godega di Sant’Urbano, Edizioni di villa Amalteo e De Bastiani editore

21. (2021), Diario di giardino e campagna durante l’occupazione napoleonica 1807-1808, Godega di Sant’Urbano, Edizioni di villa Amalteo e De Bastiani editore

PROGETTI PUBBLICATI:

1. (1985), Giardino Boratto Carpenè, Ville e Giardini, n. 202

2. “Bagni della villa Vecchia Vazzoler”, Il bagno

3. “Casa Avogadro piazza Tommasini”, La mia casa

4. Villa Scarpa Gregorj, Keramikos

5. (1992), Giardino in Pescheria a Treviso “Segreto d’autore”, Ville e giardini, n. 274, (ottobre)

6. (1993), Labirinto di rose, Ville e giardini, n. 287, (dicembre)

7. (2004), Casa a Monemvassia, Idees e Liseis gia to Spiti, Grecia, (giugno)

8. (2007), Palazzo Triphillis ad Atene, Casa Vogue Grecia, Grecia, (marzo)

9. (2008), Palazzo Triphillis ad Atene. Face lift for a grand old lady, Insider, Grecia, (marzo)

• “Gli edifici storici ed il loro adeguamento ai terremoti”, 2° Convegno Scientifico Italo- Ellenico – Atene, 4 giugno 2009

• “Palladio’s projects in Italy”, Mimar Sinan meets Palladio in Istanbul – Istanbul, 29 novembre 2010

• "Le ville venete: tipologia, riuso, paesaggio”, Lezione presso lo IUAV – Venezia, 14 gennaio 2011

• “La tutela dei beni storico-artistici dagli Stati preunitari ad oggi”, Italia unita:problemi e aspirazioni – Istanbul, 24 maggio 2011

• “Le ville venete: come la loro costruzione ha modificato nei secoli la geografia ed il paesaggio”, XI settimana della lingua italiana nel mondo – Ankara, 21 ottobre 2011

• "Villa Amalteo Godega Di Sant'urbano Opera dell'arch. Francesco Riccati - 1775" - Godega di Sant’Urbano (TV), 18 novembre 2011

• “La villa veneta tipologia, riuso e paesaggio” - Accademia delle Belle Arti, Venezia 12 marzo 2015.

• Presentazione del libro: “L'Amico del Re”, diario di guerra inedito del col.Francesco degli Azzoni Avogadro, Aiutante di Campo del Re - Circolo Domino Club, Bologna, 23 aprile 2015.

• “Le Malvasie nel Mediterraneo” - Incontro "Venezia e le Malvasie del Mediterraneo", Venezia, 28 maggio 2015.

• Presentazione del libro: “L'Amico del Re”, diario di guerra inedito del col.Francesco degli Azzoni Avogadro, Aiutante di Campo del Re - Godega di Sant’Urbano (TV), 28 maggio 2015.

• “Un viaggio nel mondo delle Ville Venete” - Università dell'Età Libera, Monastier di Treviso (TV), 2 dicembre 2015.

• Presentazione del libro: “L'Amico del Re”, diario di guerra inedito del col.Francesco degli Azzoni Avogadro, Aiutante di Campo del Re - Università dell'Età Libera, Monastier di Treviso (TV), 16 novembre 2016.

 

Diverse conferenze nei Rotary di tutta Italia inerenti i seguenti argomenti:

- Ville Venete

- Problematiche del restauro architettonico

- Restauro di giardini storici

- L’icona bizantina della “Beata Vergine della Cintura” del XIII secolo conservata nel Monastero della Visitazione di Treviso

- L’architettura bizantina in Grecia

- Il restauro del Partenone

• Curatore della mostra “Venezia e Istanbul: un fantastico tessuto di relazioni. Otto secoli di reciproci influssi nella tessitura” - Palazzo Topkapi a Istanbul, novembre 2011;

• Curatore della mostra “Maurizio Diana – Una Figurazione Illuminata, dai Cavalieri di Malta agli Orizzonti” – Palazzo di Malta Venezia, 13 maggio/12 luglio 2015;

• Curatore della mostra “Frammenti di un Mondo ritrovato – Disegni di Igino Marangon” – Palazzo di Malta Venezia, 18 luglio/27 settembre 2015.